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orbido del solito, ed era stata lasciata colà con tre o quattro guardie soltanto. La condizione di quella infelicissima donna era tale che, non trovando mai requie, ora si sprofondava in un muto abbattimento, ora tentava di sfogare l'immenso affanno parlando colla donna che tenevasi presso, ora prorompeva in lagrime e gemeva dirottamente, disperatamente. Volle dunque il caso che quando il Lautrec fe' tacer tutti coll'improvvisa comparsa e col violento rabbuffo, la povera Ginevra, più non potendo reprimere la passione che la rodeva e l'angore convulso, e quasi non ricordandosi più del luogo ove trovavasi, desse in pianti e in querele.

Per descrivere esattamente come si commosse il volto del Lautrec all'udire quella voce gemebonda, quella voce di donna principalmente; per descrivere le sensazioni che si dipinsero sulle facce di tutti, quando, udendo quel suono, si volsero al governatore, in attenzione di quanto poteva succedere, converrebbe esser stato presente. Le parole iraconde in cui il Lautrec era uscito alcuni momenti prima, erano indizio ch'esso versava allora nella più turbolenta agitazione dell'animo. Perciò, sebbene la pietà non fosse la virtù degli uomini colà raccolti, pure, ad onore del vero, convien dire che, dimenticando sè stessi, tutti si atterrirono pensando alle ingiurie, e forse alle violenze che avrebbe dovuto patir la donna infelice alla quale tutte le speranze venivan distrutte, se il Lautrec non ascoltava le sue preghiere. E quand'esso, dopo aver gettate qui e là delle torve occhiate, per cercar forse una spiegazione a quanto aveva udito, si mosse di slancio ed entrò nella sala d'armi, ciascuno si sentì quasi forzato a seguirlo, ma con quell'ansia paurosa onde si andrebbe a contemplar lo spettacolo d'una belva che bramosa si gettasse su chi non ha difesa.

Il medico Bonnivet, il quale aveva allora lasciato il letto d'Armando, e a vedere come si mettesser le cose era corso dov'eran gli altri, giun

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Manfredo Palavicino _ o I Francesi e gli Sforzeschi, page 617
by Giuseppe Rovani

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