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ingerlo alle gambe.

E la Ginevra si staccò infatti e balzò in piedi tutta tremante, e si gittò disperata tra le braccia della sua donna che piangeva dirottamente.

Il Lautrec guardò per un istante quel gruppo; tutti gli animi erano commossi, e qualche lagrima fu veduta cadere anche sulle rudi guance di più d'un soldato.

Ma tra quella folla si mostrò allora il giovinetto paggio, l'assiduo compagno dell'infermo Armando, e fermatosi un momento a vedere, scomparve poi subito, senza che nessuno ci badasse.

A questo punto eran dunque le cose. Il Lautrec aveva tentato di uscire, ma la Ginevra, sentendo che si allontanava, si staccò dalla sua donna e gli si parò ancora d'innanzi, e di nuovo gli si gettò ai piedi ritentando la preghiera. Non rispose questa volta il Lautrec, ma si vedeva ch'egli solo non poteva essere smosso in mezzo alla profonda commozione di tutti, e che forse sarebbesi lasciato andare a qualche atto atroce.

A questo punto il paggio, scomparso poco prima, ricomparì ancora, e aprendosi la via tra i soldati, gli si accostò e gli disse che Armando domandava di lui.

Sentir questo e sciogliersi violentemente dalle braccia della Ginevra, e sospingendola quasi a cadere a terra, uscire precipitosamente di là fu pel Lautrec un punto solo.

La Ginevra diede in un grido disperato e chinò la testa, come chi sentendosi mancare ogni forza, si abbandona all'onda che lo deve affogare. Tutti poi perdettero ogni speranza.

Ma il governatore, quasi già dimentico di quanto era successo, s'affrettava, nella stanza d'Armando, il quale, momenti prima, mentre stava per abbandonarsi al sonno, aveva sentito la voce minacciosa di suo padre, che trasportato dall'ira, com'era il suo solito, non pensò che poteva essere udito dal figlio.

Questi dunque, pel turbamento, perduto il sonno si mise a far qualche parola col suo giovinetto amico, quando, ad onta della distanza, g

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Manfredo Palavicino _ o I Francesi e gli Sforzeschi, page 619
by Giuseppe Rovani

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