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RE VITTORIO EMANUELE III_
_Sire,_
_In un'opera, che rimarrà immortale, come la saviezza e la bontà da Voi già dispiegate, durante il Vostro regno, la Maestà Vostra ha dimostrato quanto Le stieno a cuore gli studi della erudizione, e come sia convinta, dopo certe sapienti, lunghe indagini, debba, da ogni sforzo di dottrina, derivar un nuovo civile incremento._
_Nel nome di Dante l'Italia rafferma la sua gloria di madre d'ogni alta cultura e però, con libero pensiero, con omaggio devoto, ho voluto offrire al Sovrano che, sin da' suoi giovani anni mostrò intelletto infiammato del sapere, questo studio di schietta italianità._
_Della Vostra Augusta Maestà_
_Dev.mo Obbed.mo Suddito_
_ENRICO BEMPORAD_
_EDITORE_
_Firenze, 1º settembre 1914._
_PREFAZIONE_
Per la prima volta si pubblicano, corrette nel testo, ridotte alla lor vera lezione, e sottoposte ad indagine critica, rivendicate, con validi argomenti, al suo autore le _Chiose_ alla prima Cantica della _Divina Commedia_, scritte da Jacopo, figlio di Dante Alighieri.
E c'è da meravigliarsi che fosse lasciato così negletto un testo prezioso per la ermeneutica dantesca: uno fra i più antichi commenti del sublime poema, e che contiene una interpetrazione nuova, con singolarissimo intendimento, per la prima volta or da noi messo in rilievo. E non accade l'insistere su la importanza di tale sottile interpetrazione circa le allegorie della _Divina Commedia_, se si riflette che Jacopo può averla udita, raccolta dalle stesse labbra del padre.
Ma procediamo per ordine.
Furono, sino ad oggi, raccolte in copia notizie risguardanti i figliuoli di Dante Alighieri, ma non si è ancora appurato, tali notizie essendo sovente incompiute, qual de' figliuoli fosse il primogenito, o Pietro, o Jacopo. Forse, Pietro è da reputarsi il maggio
Chiose alla cantica dell'Inferno di Dante Alighieri, page 1
by Jacopo Alighieri